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Le previsioni ottimistiche del governo romeno romeni sul rilancio dell'economia sin dal secondo trimestre stanno per essere smentite, mentre il prolungamento della recessione nei prossimi mesi sembra una certezza. Sotto la pressione della crisi, il Governo e la Banca Centrale di Romania hanno adottato delle misure volte a incentivare le attività economiche.

La Banca ha ridotto il tasso d'interesse di riferimento dal 9,5 al 9%, nonchè il tasso delle riserve minime obbligatorie, applicabili ai passivi in valuta delle istituzioni di credito, dal 40 al 35%. Le misure sono possibili perchè la Banca Centrale controlla in modo efficace l'inflazione, affermano gli specialisti. Esse riflettono, allo stesso tempo, la preoccupazione della Banca Centrale per il peggioramento della situazione economica.

Se la Banca Centrale mira a incentivare l'economia abbassando l'interesse ai crediti, il Governo cerca di salvare le imprese cui la crisi, e non le proprie politiche diffetose, ha impedito di pagare i debiti verso lo Stato. La misura significa, praticamente, in un'amnistia fiscale temporanea, volta a salvare le imprese con problemi. "Veniamo incontro a queste imprese rinviando il pagamento degli arretrati delle ritenute fiscali per un periodo di 6 mesi, a patto che le imprese paghino gli oneri fiscali del mese corrente. L'agevolazione accordata consta nel fatto che non sono costrette a dichiarare bancarotta a causa degli arretrati delle ritenute fiscali determinati dalla crisi economica, ma per poter beneficiare di questo provvedimento e non essere costrette a dichiarare bancarotta e no poter più funzionare, devono pagare i loro oneri mensili", ha dichiarato il premier Emil Boc.

Il Governo intende negoziare con il Fondo Monetario Internazionale e con la Commissione Europea una nuova agevolazione destinata alle imprese che assumono persone disoccupate, ossia il dimezzamento dei contributi previdenziali per queste persone.

La Commissione Europea ha annunciato che a luglio la Romania riceverà la prima tranche, pari a 1,5 miliardi di euro, del prestito totale di 5 miliardi, convenuto tramite un memorandum d'intesa firmato ieri con le autorità romene.

Lo stanziamento delle altre tranche dipende, però, dal raggiungimento di alcuni obiettivi stabiliti da Bruxelles: la riduzione del deficit di bilancio, il congelamento dei salari, dei tagli al personale nel settore pubblico, la crescita delle pensioni a seconda dell'inflazione e l'innalzamento dell'età pensionistica. Inoltre, il Governo romeno dovrà adottare quest'anno la Legge unica sulla retribuzione dei dipendenti statali, riformare il sistema pensionistico e il Codice Fiscale. Il documento prevede pure un miglioramento della raccolta delle tasse.

Il prestito concesso dalla Commissione Europea alla Romania è destinato a equilibrare la bilancia di pagamenti ed è parte di un accordo di finanziamento esterno da 20 miliardi di euro, volto a limitare gli effetti della crisi, coordinato e sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale, dall'Ue, dalla Banca Mondiale e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Il programma tramite cui lo Stato romeno dovrebbe garantire il mutuo per l'acquisto di una prima abitazione potrebbe partire da luglio. Come molti paesi dell'ex blocco comunista, la Romania si è confrontata, dopo il 1989, con una costante crisi delle case. E, sebbene, negli ultimi anni, il settore dell'edilizia si sia sviluppato in un ritmo veloce, la situazione è lungi dall'essere risolta.


Stando ad un sondaggio realizzato di recente, l'offerta di case sul mercato interno coprirà la domanda solo tra 32 anni. Questi dati collocano la Romania all'ultimo posto in un classifica in cui figurano, in ordine, Russia, Croazia, Ungheria, Polonia, Ucraina, Bulgaria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Lo studio rileva inoltre che, nel periodo 2005-2007, in Romania sono state costruite, in media, 1,8 case ogni mille abitanti. D'altra parte, i calcoli fatti dagli specialisti, in base ai redditi mensili, dimostrano che solo il 10% della popolazione si può permettere di comprare un'abitazione da risorse proprie o mutui. Allo stesso tempo, la Romania registra il più alto scarto in Europa per quanto riguarda i prezzi delle case e gli stipendi; solo nel 2008 i prezzi sono aumentati di ben sette volte più velocemente degli stipendi.

Anche se il mercato delle abitazioni ha cominciato ad essere colpito dall'inizio di quest'anno dalla crisi economica, l'acquisto di una casa resta un sogno per molti romeni. Sullo sfondo di questa situazione, il governo del democratico-liberale Emil Boc, che include anche ministri socialdemocratici, ha deciso di offrire una chance a chi non ha ancora una propria casa. In tal modo, è nato il programma "La prima casa" che permette ad una fascia di acquirenti di ottenere un mutuo garantito dalla Stato per un valore massimo di 60.000 euro, con un anticipo di solo il 5% dall'importo totale e Iva sempre del 5%.

Inoltre, si aspetta che il programma "La prima casa" stimoli l'industria edilizia e crei, in questo modo, posti di lavoro, in un momento in cui il tasso di disoccupazione registra un trend ascendente. Gli interrogativi legati a questo progetto che verrà avviato, secondo le assicuazioni date dal premier Emil Boc, a luglio, riguardano, soprattutto, il modo in cui esso verrà attuato e la reazione delle banche. In teoria, esse non dovrebbero guardare di mal occhio il programma "La prima casa", in quanto non sopporteranno più i costi connessi al rischio di mancato pagamento, che verrà ripreso integralmente dallo Stato

A meno di due mesi dall'adozione della Finanziaria 2009, è, già, stata fatta una manovra bis correttiva dei conti pubblici imposta dal peggioramento della situazione economica che ha portato al calo degli introiti. La manovra bis prevede, principalmente, la rinuncia alle indicizzazioni salariali, tagli alle spese di diversi ministeri, nonchè l'introduzione di misure fiscali come la controversa imposta forfetaria per le microimprese. Alle prese con la crisi e criticato dai sindacati e dagli avversari politici, che gli rimproverano la mancanza di idee, il Governo reagisce. Il premier Emil Boc dà assicurazioni che la manovra bis approvata dal Parlamento non porterà a cali salariali per i dipendenti pubblici. Dal canto suo, il ministro delle finanze, Gheorghe Pogea, difende l'imposta forfetaria, che nella sua opinione, riporterebbe un bilancio sempre più povero entro i parametri di stabilità. Il ministro Pogea ritiene, allo stesso tempo, infondati i moniti lanciati dagli imprenditori e dall'opposizione liberale, stando ai quali, questa imposta minima, applicata persino alle ditte che non registrano profitto, porterà al fallimento di molte imprese.
Il Governo ha approvato un decreto che blocca, praticamente, gli scatti salariali fino alla fine dell'anno in corso. Non saranno intaccati il salario minimo e le pensioni, che saranno pagati senza subire tagli, promette il premier. Egli ha lasciato, tuttavia, aperta la possibilità che i salari crescano, ma solo se la situazione economica sarà favorevole.

Nei primi due mesi dell'anno in corso gli investimenti esteri diretti attratti dalla Romania hanno registrato il valore di 1374 milioni Euro, in aumento del 38% in confronto con l'analogo periodo dell'anno scorso. (995 milioni di Euro).


In termini di struttura gli investimenti esteri diretti attratti dalla Romania nel periodo gennaio - febbraio 2009 si sono così  distribuiti:
Partecipazioni al capitale - 45,2%;
Crediti intra - gruppo - 38,4%;
Il profitto reinvestito - 16,4%.
Per quanto riguarda l'impatto macroeconomico dobbiamo rilevare come gli investimenti esteri diretti abbiano coperto il deficit corrente dei primi due mesi del 2009,   rispetto a solo il 39,7% dello stesso periodo del 2008.

Sotto questo punto di vista dobbiamo ribadire che la Romania rimane una delle destinazioni più profique dove dirottare gli investimenti diretti esteri, la decisione dei partner stranieri è stata influenzata sempre di più dai calcoli di efficienza economica compreso il basso costo del lavoro altamente qualificato rispetto agli altri stati.

Alla luce dell'accordo in base al quale la Romania riceverà un prestito di circa 20 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea, la Banca Mondiale e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca Centrale Romena ha deciso, ieri, di mantenere il tasso di interesse di riferimento al 10%, però ha modificato il livello delle riserve minime obbligatorie in valuta per le banche commerciali.


La Banca Centrale Romena ha eliminato le riserve minime obbligatorie per i crediti in valuta con scadenza superiore a due anni, misura che diventerà vigente dal prossimo 24 maggio. Una decisione sorprendente, ma gradita, lo affermano alcuni specialisti, i quali sono del parere che essa dovrebbe avere un effetto positivo a medio termine sulla concessione dei crediti e potrebbe portare ad un calo degli interessi, man mano che l'economia romena si riprenderà. Attualmente, non solo le banche si dimostrano prudenti nel concedere crediti, ma anche i clienti interessati ad accendere un prestito. Praticamente, lo dicono gli esperti, in seguito a questa misura, sul mercato potrebbero entrare 2-4 miliardi di euro, soldi che le banche commerciali potrebbero usare per concedere dei prestiti a lungo termine, come mutui o quelli per gli investimenti. D'altra parte, la Banca Centrale Romena ha deciso di mantenere l'attuale livello dell'interesse delle riserve minime obbligatorie per gli altri passivi al 18% in lei e al 40% in valuta. Gli analisti spiegano che si è optato per la riduzione delle riserve minime obbligatorie in valuta in quanto esistono, attualmente, abbastanza liquidità in lei. Un apprezzamento della moneta nazionale farebbe bene all'economia, perchè stimolerebbe le esportazioni e scoraggerebbe le importazioni. Altri analisti sostengono che la la politica della Banca Centrale Romena di mantenere l'attuale tasso di cambio è insostenibile e che si dovrebbe stimolare la concessione dei crediti nella moneta nazionale. La Banca Centrale ha annunciato che monitorerà attentamente, nel successivo periodo, le evoluzioni interne ed esterne e che prenderà le misure necessarie per mantenere la stabilità finanziaria dei prezzi a medio termine. Gli esperti affermano che la Banca Centrale Romena ha preso queste deicisioni dopo consultazioni con il Fondo Monetario Internazionale e dopo che esponenti del Fondo si sono incontrati, la scorsa settimana, a Vienna, con fattori di decisione delle nove banche-madre dei principali istituti creditizi della Romania, i quali si sono impegnati non solo a non ritirare i capitali, ma anche a finanziare in modo supplementare le filiali locali.

Nell'anno 2008, il flusso d'investimenti stranieri diretti attirato dalla Romania ha registrato il valore di 9024 milioni di Euro, in crescita' del 24% rispetto all'anno precedente (7250 milioni di euro). Considerando il periodo 1990 - 2008, il flusso d'investimenti stranieri diretti attirato dalla Romania nell'ultimo anno si avvicina (solo 36 milioni di euro in meno)  al massimo raggiunto nell'anno 2006 (con 9060milioni di euro).

Peraltro nel 2006, senza includere la privatizzazione di BCR, gli investimenti diretti hanno raggiunto 6,900 mld Euro, qundi possiamo considerare il 2008 un anno eccezionale nell'attrazione di ISD nell' economia della Romania.
La struttura degli ISD attirati nell'anno 2008 e' stata cosi" ripartita:

  • partecipazione al capitale - 2767EUR (30,7%)
  • reddito reinvestito - 1756EUR (19,4%)
  • altro capitale (crediti intra-gruppo) - 4501EUR (49,9%).


Nell'anno 2008 gli investimenti diretti hanno finanzato in proporzione di 53,5% il deficit di conto corrente, paragonato al 43,5% dell'anno precedente.

Devo segnalare che, nel mese dicembre 2008, la Romania ha registrato una crescita' del 20,5% del flusso mensile di ISD attirati (593milioni di Euro), paragonato con il mese precedente (492 milioni di Euro), nel profondo della crisi economica e nel contesto dell'esperienza  degli ultimi anni che mostra un flusso mensile piu' ridotto alla fine dell'anno

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