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Romania e Cipro hanno registrato la maggiore crescita economica nell’Ue nel primo trimestre del 2015, rispetto ai precedenti tre mesi. Lo rilevano le stime preliminari pubblicate, ieri, dall’Eurostat. Grazie ad una crescita trimestrale dell’1,6%, i due Paesi sono leader nell’Ue, seguiti da Spagna e Bulgaria – ambo con lo 0,9% - da Slovacchia – con lo 0,8% - e da Francia e Ungheria – ciascuna con lo 0,6%. Al polo opposto si trovano Lituania, Estonia, Grecia e Finlandia, che hanno registrato dei cali. Anche calcolata a livello annuo, la crescita economica del 4,2% della Romania è la maggiore nell’Ue. Ciononstante, il contesto geopolitico impone un’attenzione speciale. La Banca Europea per la Ricostruzione e lo
Sviluppo afferma che l’Europa Orientale deve rafforzare la sua resistenza agli shock, gli stati della regione rischiando di essere colpiti dalle tubolenze politico-economiche in Russia, Ucraina e Grecia.

I Paesi dell’Europa Centrale godono di un rilancio economico sostenuto dal consumo interno. Persistono, invece, i crediti non redditizi, e la Russia e l’Ucraina restano in recessione, il che potrebbe intaccare la crescita in altri Paesi – afferma la Bers. Inoltre, è impossibile stimare l’impatto di un’eventuale uscita della Grecia dall’Eurozona per gli stati confinanti, nel contesto in cui banche greche sono presenti in Paesi come Bulgaria e Romania. Poi, al di là delle dichiarazioni dei politici, a Bucarest occorrono misure socio-economiche concrete che vengano incontro, innanzittutto, alle categorie a disagio.

Dopo un aumento del PIL della Romania per lo scorso anno del 2,9% in termini reali rispetto al 2013, una delle più alte crescite economiche nell'UE, le previsioni economiche per l'anno corrente in Romania indicano una crescita del 2-3%. Il governo, per esempio, prevede nel suo bilancio dello Stato un tasso di crescita economica del 2,5%, un obiettivo prudente, che comunque forzera' un tasso di crescita di oltre il 3%, a seconda dei fattori esterni, a precisato al agenzia Agerpres, Cristian Socol, consigliere del primo ministro.

A suo parere, il bilancio è di nuovo concentrato sugli investimenti e sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
"Le spese dedicata agli investimenti sono del 24% più alte rispetto al 2014. Il bilancio 2015 mostra rispetto per il settore privato tramite l'aumentando del co-finanziamento per l'assorbimento dei fondi europei, schemi di garanzie statali e di regimi di aiuti di Stato, più sostegno agli agricoltori, aggevolazioni puntuali per investimenti stranieri con valore aggiunto, lo sviluppo di parchi industriali e tecnologici e incentivi per l'istruzione tecnica ", ha detto Socol.

Il bilancio statale 2015 prevede un deficit di 1,83%, come concordato con il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea, e un tasso d'inflazione medio annuo del 2,2%. La società di ricerche di mercato Business Monitor International stima che l'economia rumena crescerà di oltre il 3% quest'anno e nel 2016, sulla base del passaggio da una crescita basata sulle esportazioni alla crescita generata dalla domanda interna. Il Comitato Nazionale di Previsione prevede una crescita economica del 2,5% per quest'anno. La cifra è molto vicina alle stime della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale di 2,4% e 2,5% rispettivamente, ma al di sotto del tasso di crescita del 3,2% previsto dalla Banca Mondiale nel mese di giugno 2014.

Analista economico Constantin Rudniţchi parla di ciò che accade nel settore privato: "Nel settore privato le cose ancora non funzionano come vorremmo, o come i parametri macroeconomici indicano. In altre parole, questa crescita economica che qui parliamo molto speso, non necessariamente si trasferisce nell'economia privata. Siamo in una situazione paradossale, come indicano le cifre, c'è molta più stabilità nel settore statale e talvolta anche gli aumenti salariali provengono da questo settore, piuttosto che dall'economia privata. Questa è una prova che l'economia reale non funziona ancora correttamente, che tali aumenti macroeconomici non si traducono in economia reale, che molti settori economici probabilmente incontrano ancora difficoltà, le imprese soffrono, non riescono a crescere o crescono molto poco, e gli imprenditori sono molto attenti gli stipendi che pagano ai loro dipendenti. Anche se l'industria nel suo complesso rappresenta circa il 30% del PIL della Romania, ci sono solo alcuni settori industriali con buone prestazioni, e  ancora di più, solo alcune aziende che riescono ad avere buone prestazioni, nel senso di riuscire a crescere, soprattutto aziende esportatrici e società che hanno notevoli fete del mercato interno, vale a dire le aziende nel settore del petrolio, del gas naturale, il settore energetico in generale. "

Dobbiamo anche notare che l'agenzia di rating Standard & Poor si aspetta che il PIL della Romania crescera' in media del 2,7% nel 2015-2017, mentre Fitch stima un tasso di crescita annuale del 3% per il 2015-2016, a seguito di ripreso investimenti, tra gli altri fattori.

Dal 1 gennaio 2014 la Romania ha concesso ufficialmente ai cittadini stranieri il diritto di acquistare direttamente terreni agricoli. Prima di questa data, i cittadini stranieri potevano comprare terreni agricoli in Romania solo tramite una ditta rumena. Gli esperti hanno avvertito che l'acquisto di terreni agricoli, da parte dei cittadini stranieri, aumenterà in modo significativo e che lo Stato deve controllare accuratamente questo tipo di transazioni. In soli 14 anni dai, 3 milioni di ettari di terreni agricoli sono stati acquistati in Romania, il che significa che un terzo di terra fertile della Romania è ora di proprietà di cittadini italiani, danesi, tedeschi, norvegesi, olandesi, ungheresi e libanesi.
Ufficialmente, le aziende che utilizzano il capitale straniero hanno già acquistato 1 milione di ettari di terreni agricoli, e hanno firmato contratti di locazione per altri 2 milioni hectares. Secondo Laurentiu Baciu, capo della Lega dei Produttori Agricoli Rumeni, gli stranieri coltivano terreni in Romania, approfittando della terra fertile, il basso prezzo per ettaro e della forza di lavoro a basso costo, ma vendono i raccolti nei paesi da cui provengono. Di la, il grano rumeno è trasformato in specialità o utilizzato come mangimi, vengono poi esportati in Romania e venduto ai consumatori rumeni per i prezzi maggiori di quelli locali.

La maggior parte degli investitori stranieri hanno acquistato fertili terreni agricoli nelle regioni Calarasi, Ialomita e Banat. Investitori italiani hanno investito più dei altri acquistando circa 250.000 ettari di terreno, la maggior parte in Romania occidentale. in genere sono appezzamenti di terreno accorpati e altamente produttivo. L'esitazione di proprietari e degli contadini a vendere i loro piccoli appezzamenti di terreno, ereditato dai loro genitori, stimola il prezzo dei terreni agricoli ad una costante tendenza al rialzo. Ad esempio, nel villaggio di Intorsura della provincia di Dolj, i prezzi per i lotti di terreno seminativi sono aumentati da 600 € qualche anno fa a 1.500 euro nelle regioni povere, o 2.000 o anche 3.000 € per terreni agricoli produttivi e abbondanti.
I terreni agricoli della Moldavia e Transilvania settentrionale sono economici, ma troppo frammentati per poter acquistare grandi superficie da investitore importanti. Per questo motivo forse, ci sono poche operazioni agricole vicino a Salaj, mentre i più grandi agricoltori ci sono uomini d'affari stranieri che hanno comprato grandi aree di terreno nel 1990.

A partire da aprile, i terreni agricoli si venderanno con nuove regole, per cui, cambia totalmente la modalità in quale un rumeno può vendere la terra. Qualsiasi offerta di vendita va prima communicata al comune e la transazione non può essere completata prima di un mese. Il venditore deve specificare anche il prezzo e il comune renderà pubblica l'oferta e avvisera i comproprietari e parenti, gli inquilini, vicini di casa e lo stato. Essi hanno il primo diritto di acquistare quella terra. La Romania ha circa 14 milioni di ettari di terreni agricoli, di cui 10 milioni di ettari di terra coltivabile.

Per tutto il 2013, il PIL della Romania, cioè il totale dei beni e dei servizi prodotti dell'economia romena nel suo complesso, è salito del 3,5 % rispetto al 2012, secondo l'Istituto Nazionale di Statistica.
Questi sono segnali positivi, che dovrebbero essere mantenuti per quest'anno e il prossimo, come spiegato da Primo Ministro Victor Ponta. Egli ha affermato che quest'anno la Romania risparmierà 2 miliardi di Euro per l'assunzione di prestiti sui mercati finanziari. Ha anche detto che, a partire dal 1 ° luglio , si intende ridurre i contributi sociali, ma molto probabilmente, verra adottato anche l'esonero dalla tassazione per il profitto reinvestito:
"Le cose sono andate bene nel 2013. E ' andata bene in termini di crescita economica, deficit, l'assorbimento dei fondi europei, e, naturalmente , nel 2014 possiamo continuare a rafforzare le misure per il bilanciamento sociale, le pensioni , i salari, e per l'industria privata. Esportazioni in aumento e la crescente produzione industriale erano molto importanti. Siamo sullo stesso trend di crescita. Naturalmente, possiamo permetterci di andare avanti con tali misure quando le cose vanno bene. Abbiamo visto anche gli investimenti crescere nel 2013 e, pertanto, l'esonero dalla tassazione per il profitto reinvestito è un obiettivo realizzabile."

Dan Armeanu, professore presso l'Università di Studi Economici di Bucarest dice che, purtroppo, la crescita economica non si riflette nelle tasche della popolazione :
"In questo momento le cose sono buone. Abbiamo una buona stabilità marcroeconomica, e qui possiamo entrare nei dettagli: uno dei più alti tassi di crescita economica nell'UE, un piccolo debito pubblico, nel contesto della crisi europea, un basso tasso di inflazione, causa anche di un buon anno agricolo, un tasso di disoccupazione entro limiti ragionevoli, comunque molto inferiore alla media europea, e il più basso disavanzo delle partite correnti degli ultimi 20 anni. Nel 2013 , il buono anno agricolo ha salvato la crescita economica, e ha influenzato l'inflazione. Qui dobbiamo aggiungere le esportazioni, perché hanno sviluppato una partita sulla base di esportazioni al di fuori della zona euro, e che sarebbe molto buono per la futura crescita economica se diventa permanente. Il problema è che questa crescita economica, purtroppo, non trova riscontro nelle tasche della popolazione . "

La Commissione europea prevede un tasso di crescita del 2,3% per l'economia romena per il 2014 .

A differenza del inizio dell'anno,  quando stimavano che la Romania registrerà un tasso di crescita economica del 1,6 % nel 2013, nel ultimo periodo le istituzioni finanziarie internazionali, gli analisti governamentali ed economisti rumeni hanno recentemente rivisto al rialzo il tasso di crescita . Ad esempio , il Fondo Monetario Internazionale ha migliorato le previsioni economiche per quest'anno al 2 % e al 2,5 % per il 2014, sullo sfondo delle esportazioni più grandi e una migliore produzione agricola rispetto al 2012. FMI ​​stima che il deficit delle partite correnti della Romania diminuira ulteriormente a 2 o 2,5% del PIL quest'anno, e il tasso di inflazione scenderà entro la fine dell'anno, entro i limiti mirati da parte della Banca Nazionale di Romania .

Il capo della missione del FMI in Romania , Andrea Schaechter , ha detto che " per quanto riguarda la politica fiscale , il governo rumeno è determinato a raggiungere un consolidamento fiscale graduale. Una volta annunciata la revisione del bilancio, il governo ha reso pubblica la sua decisione di raggiungere un deficit del 2,3 % del PIL in contanti e il 2,4 % relativo al Sistema europeo dei conti (SEC ) di quest'anno, così come un deficit strutturale al di sotto dell'1 % del PIL fino 2015". Inoltre, ha detto che la politica fiscale sarà sostenuto da riforme istituzionali, comprese le misure per stimolare la pianificazione a medio termine, sviluppare la capacità amministrativa , accelerare l'assorbimento di Fondi europei, consolidare l'amministrazione e la governance fiscale e garantire un miglior controllo degli arretrati.

Tuttavia, secondo la relazione del settembre rilasciato da Economist Intelligence Unit , l'economia della Romania salirà del 2,5 % nel 2013, che " rispecchia la situazione nella zona euro, con il tasso di crescita dovrebbe aumentare considerevolmente nel periodo 2014-2017, fino ad un tasso medio annuo del 4 % ".

Il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti , Mihai Tanasescu ha detto che , al fine di garantire la crescita economica , è essenziale l'assorbimento dei fondi europei, che la Romania dovrebbe adottare alcune misure :" Noi abbimo una grande occasione , una occasione unica che gli altri paesi non hanno, vale a dire la possibilità di ottenere più fondi europei, per poterli utilizzare a basso costo per investimenti, come quelli provenienti dalla Banca europea di Investimenti, per essere in grado di utilizzare le risorse per grandi progetti, in modo che il tasso di crescita economica raggiunga il potenziale della Romania, del 3-4 %. Questa cosa è realizzabile, nel tempo di 2-3 anni questo potenziale può essere raggiunto."

Secondo la citata relazione elaborata dalla Economist Intelligence Unit "un migliore assorbimento dei fondi europei contribuirà agli investimenti in infrastrutture e, successivamente, potrebbe portare a un aumento del potenziale esportatore della Romania sul lungo termine . La Romania ha ottenuto i fondi strutturali del valore di 22 miliardi di euro dal bilancio dell'UE , per il seguente termine di bilancio . La Romania riceverà anche i fondi per l'agricoltura , del valore di 17,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 , tramite la politica agricola comune, che è un aumento significativo dai 13,8 miliardi di euro nel periodo 2007 - 2013.

Il premier Victor Ponta ha presentato, martedì, i risultati economici registrati dalla Romania nel primo trimestre del 2013. Stando ai dati resi pubblici, le esportazioni sono cresciute dell’8% e si è registrato il minore deficit della bilancia commerciale degli ultimi 10 anni (circa 200 milioni di euro), la Romania riuscendo a rientrare nel target per il deficit trimestrale fissato con il Fondo Monetario Internazionale.

In aumento anche la produzione industriale, nei primi due mesi, del 4,6%, mentree gli introiti dall’IVA, dalle accise e dall’imposta sul reddito sono incrementati di oltre il 10%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La cattiva notizia è, invece, il calo importante degli introiti dall’imposta sul profitto. In questo contesto, nell’opinione del premier, va modificata la legge sull’insolvenza, in quanto ci sono molte compagnie che non godono di un flusso di credito e non riescono a rispettare gli obblighi nei confronti del bilancio di stato e dei fornitori. In simili situazioni, esse dichiarano in malafede l’insolvenza per non pagare più tasse o imposte come le altre compagnie.
Stando al premier, il Governo deve modificare la Legge sull’insolvenza per aiutare le compagnie “realmente” in insolvenza e per sanzionare l’insolvenza fraudolenta

Per quanto riguarda la privatizzazione delle Ferrovie Romene e della Transgaz, Victor Ponta ha precisato che le domande di azioni raccolte sono numerose e che ciò indica fiducia e potenziale di sviluppo. Il premier ha aggiunto che l’attuale disciplina di bilancio potrebbe essere rafforzata nei mesi a venire, rappresentando una garanzia che l’andamento dell’economia romena resta positivo.

Dopo un eccellente anno agricolo 2011, in cui la produzione di cereali è aumentata di quasi il 25% rispetto al precedente anno, arrivando fino a quasi 21 milioni di tonnellate, nel 2012 la produzione agricola è inferiore soprattutto a causa della siccità dell'estate. Nel 2011, la produzione di mais è ammontata a 1,6 milioni di tonnellate e quella di grano a 7,1 milioni. Nell'UE, la Romania il secondo produttore di mais e il quinto di grano.
Dunque, l'anno scorso l'agricoltura ha costituito un motore importante per l'economia ed ha rappresentato lo 0,7% della crescita economica del 2,5% registrata dalla Romania nel 2011.

Il segretario di stato nel Ministero romeno dell'Agricoltura, Daniel Botănoiu, ha fatto riferimento alla produzione di grano e alla qualità del raccolto. „Per le colture di grano, il calo è stato del 25% rispetto al precedente anno. Ovviamente, le colture più colpite sono quelle di mais, danneggiate dal 30 al 100%. Tali perdite non si registrano però solo in Romania. Un esempio sono gli stati che vantano un'agricoltura sviluppata, come gli USA. Oppure la Russia e l'Ucraina, paesi in cui vengono concesse sovvenzioni consistenti all'agricoltura. In Romania quest'anno si sono registrate le più alte temperature degli ultimi 60 anni, abbiamo avuto più di 35 giorni con temperature di oltre 33 gradi centigradi, il che ha influito moltissimo sullo sviluppo delle piante. Il Ministero dell'Agricoltura non si occupa della valutazione del prezzo e degli interventi sul mercato. Però abbiamo avuto la migliore qualità del grano degli ultimi 25 anni."

Buone notizie per gli agricoltori di Romania arrivano però da Bruxelles. Il nostro Paese beneficerà, secondo la proposta inoltrata dalla Commissione Europea, di un aumento dei sussidi stanziati tramite la Politica Agricola Comune per il periodo successivo al 2014. „Circa tre miliardi di euro in più nel periodo 2014 -2020, stanziati per il pagamenti diretti in Romania, secondo la proposta della Commissione Europea. La Romania è uno dei pochi stati membri che godono di un aumento dei sussidi stanziati tramite la PAC e si tratta di soldi che arrivano direttamente all'agricoltore, dunque entrano direttamente nell'economia e che possono contribuire all'aumento del benessere dei farmer e dell'ambiente rurale romeno", ha dichiarato il commissario europeo all'agricoltura, Dacian Ciolos.

L'Istituto Nazionale di Statistica (INS) ha annunciato che gli investimenti netti nell'economia sono aumentati nel primo semestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 20%, raggiungendo quota 28,89 miliardi lei (6,47 miliardi di euro), dopo un incremento del 19,5% nel secondo trimestre rispetto ad aprile -giugno 2011.
Nel secondo trimestre, gli investimenti in macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, sono aumentati del 28%, e quelli per le nuove costruzioni sono aumentati del 17.1%, mentre è diminuita del 3,7% la categoria altre spese.

In una dichiarazione del INS si dice che "rispetto al secondo trimestre del 2011, nel secondo trimestre del 2012, si registra un aumento della percentuale di macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, nel totale investimento di 1,7 punti percentuali e in nuove costruzioni di 0,2 punti percentuali. La quota di investimenti in altre spese sono diminuite di 1,9 punti percentuali ".

Gli investimenti che si sono materializzati nel primo semenstre in nuove costruzioni hanno raggiunto 14,925 miliardi lei (3,35 miliardi di euro) nel primo semestre, pari al 51,7% del totale, rispetto al 51% nel primo semestre del 2011. Gli investimenti in macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, hanno raggiunto 11,715 miliardi lei (2,63 miliardi di euro), che rappresenta il 40,5% del totale, rispetto al 39,8% nel primo semestre dell'anno.
I settori che hanno registratoun maggior volume di investimenti sono nell'industria e nel commercio / servizi (commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di veicoli).
I dati della Banca Nazionale Romena mostrano che gli investimenti esteri diretti hanno avuto un calo del 28,9% nel primo semestre, raggiungendo 621 milioni di euro.

La Romania è il sesto paese europeo più attraente per gli investimenti nel corso dei prossimi tre anni, secondo il rapporto 2012 "The European Attractiveness Survey" condotto dalla società di consulenza Ernst & Young (E&Y). Così, la Romania è più attraente della Repubblica Ceca, Turchia, Svizzera, Olanda, Italia, Spagna e Svezia. Le prime cinque posizioni della classifica sono occupate, nell'ordine, da Germania, Polonia, Regno Unito, Russia e Francia.


Nonostante la fragilità dell'economia della zona euro, i flussi di investimenti in Europa hanno continuato a crescere nel 2011, il numero di progetti di investimento è notevolmente più alto rispetto a prima della crisi, in aumento del 2%, passando da 3.757 nel 2010, a 3906 nel 2011, e il numero di posti di lavoro generati dagli investimenti diretti è aumentato del 15%.
Stati Uniti restano il maggiore investitore in Europa, lo sviluppo di 1028 progetti, che rappresentano il 26% del totale. Il numero di progetti di investimento sviluppati dagli Stati Uniti è aumentato del 6% nel 2011, raggiungendo il livello più alto registrato dal sondaggio Ernst & Young 'negli ultimi 10 anni.

Gli investitori sono abbastanza fiducioso nella capacità dell'Europa di superare le difficoltà complesse e molteplici che deve affrontare, per cui l'Europa occidentale è considerata la destinazione più attraente per gli

investimenti esteri diretti (FDI), dopo la Cina, mentre Europa centrale e orientale al terzo posto.

Le economia dell'Europa Centrale e Orientale sono in testa per quanto concerne gli investimenti nelle industrie manifatturiere. Romania, Serbia, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno attirato il 53% dei nuovi posti di lavoro

creati nel settore automobilistico. Questi paesi hanno attirato grandi progetti in quanto presentano vantaggi sulla competitività dei costi e sono partner commerciali come Germania, dove i clienti industriali più importanti sono.
I servizi professionali e settori di produzione del software hanno ricevuto la maggior parte degli IDE in Europa, con un incremento del 19% e 15% nel 2011. Insieme, questi due settori hanno attirato il 28% di tutti i progetti

sviluppati lo scorso anno, generando oltre 16.000 nuovi posti di lavoro.
Il numero di progetti di IDE è aumentato anche nel settore automobilistico, creando il maggior numero di nuovi posti di lavoro: 37.790. Invece, i settori che hanno registrato il maggior calo nel 2011 sono stati servizi di intermediazione finanziaria, che è diminuito del 16%, e elettronica, che sono scesi dell'8%.

Per la Romania, la Banca Nazionale di Romania dati mostrano che gli investimenti diretti esteri nel 2011 ha raggiunto il minimo ultimi nove anni, 1.917 milioni €, e ha continuato a diminuire nel 2012-490.000.000 € dopo i primi quattro mesi. Ma la Romania ha il vantaggio di un tasso di crescita promettente del PIL, rispetto all'Europa e un prezioso capitale umano, sempre più investitori sono attratti dal settore delle energie rinnovabili.
E&Y ha annunciato che il valore stimato delle fusioni e delle acquisizioni effettuate nei primi cinque mesi in Romania è di circa 800 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto al livello registrato nello stesso periodo nel 2011. Solo le operazioni i cui i valori sono stati annunciati dalle parti coinvolte, sono di 330 milioni di dollari rispetto a 216 milioni di dollari nel periodo gennaio-maggio 2011.
Estrapolando stime, E & Y per i primi cinque mesi un mercato totale di 798 milioni di dollari rispetto a 408 milioni di dollari nei primi cinque mesi del 2011

I dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica indicano che, nel 2011, le esportazioni della Romania sono ammontate a 45 miliardi di euro, in aumento del 20,5% rispetto al 2010, mentre le importazioni sono cresciute del 16,7%, fino a quasi 54,7 miliardi di euro. E’ risultato così un deficit commerciale di quasi 9,7 miliardi di euro, simile a quello del 2010. Il valore dell’interscambio intracomunitario di beni è stato l’anno scorso di 32 miliardi di euro per le esportazioni e di 39,7 miliardi di euro per le importazioni, cioè il 71,1% dell’export totale, e il 72,6% dell’import complessivo. Nel 2011, si è mantenuta la tendenza di crescita delle esportazioni romene negli stati che non fanno parte dell’UE.

Una crescita significativa delle esportazioni è stata registrata nel Canada, nel settore delle macchine e dell’apparecchiatura elettrica, delle caldaie, degli equipaggiamenti nucleari e dei pezzi di ricambio per gli aerei, negli Stati Uniti per quanto riguarda le componenti auto e i prodotti chimici, e in Brasile, per quanto riguarda le auto, le componenti auto e gli equipaggiamenti petroliferi. Vi si aggiungono la Federazione Russa, l’Ucraina e la Turchia. Però, a dicembre 2011, si è registrato solo un’aumento dello 0,2% delle esportazioni rispetto al mese di dicembre 2010, a causa della chiusura della fabbrica Nokia della provincia di Cluj. Nel 2011 il produttore filandese di telefonini era stato il secondo grande esportatore di Romania dopo Automobili Dacia Groupe Renault.
Però, gli analisti economici si aspettano a un recupero parziale dovuto al fatto che nella zona si prevedono investimenti della compagnia italiana DeLonghi e di quella tedesca di Bosch.

I principali esportatori di Romania in paesi membri dell’UE sono stati nel 2010, la Compagnia Automobili Dacia Groupe Renault, Nokia Romania, che però ha chiuso la sua fabbrica nella provincia di Cluj, poi Honeywell Technologies, la compagnia petrolifera OMV Petrom, il cantiere navale Daewoo di Mangalia, il produttore di gomme Continental Romania, il complesso per la produzione dell’alluminio ALRO Slatina e la compagnia Rompetrol Raffineria, controllata dalla compagnia statale kazaka KazMunaiGaz.
Le principali compagnie che hanno esportato in paesi che non fanno parte dell’UE sono il complesso siderurgico Arcelor Mittal Galati, Rompetrol Raffineria, Nokia Romania, Automobili Dacia, le compagnie petrolifere OMV Petrom e Petrotel Lukoil, il complesso per la lavorazione del legno Holzindustrie Schweighofer e il complesso chimico Azomures di Targu Mures.

I Paesi in cui la Romania esporta di più sono Germania, Italia, Francia, Turchia, Ungheria, Bulgaria, Gran Bretagna e Spagna, mentre per le importazioni ai primi posti si piazzano Germania, Italia,

Ungheria, Francia, Cina, la Federazione Russa, Austria ed Olanda.

Nella sua relazione annua per il 2011, l’agenzia di rating Moody’s anticipa che il Pil della Romania crescerà del 2,2% quest’anno, con l’acceleramento dell’assorbimento dei fondi europei, mentre l’inflazione si manterrà vicina al target della Banca Centrale di Bucarest.

Stando a Moody’s, la situazione economica incerta dell’eurozona, sullo sfondo della crisi dei debiti pubblici, intacca, però, le prospettive di crescita economica della Romania. L’agenzia nota che circa il 70% delle esportazioni romene vanno verso i paesi europei, e un rallentamento del ritmo di crescita in Europa lederebbe anche il ritmo di crescita della Romania.
L’analisi rileva pure che un più veloce assorbimento dei fondi europei e la crescita degli investimenti interni dovrebbero compensare il calo delle esportazioni, mantenendo la crescita economica sopra il tetto del 2% nel 2012.

L’inflazione, che ha toccato a settembre e novembre due nuovi minimi dopo il 1990, è calata al 3% a dicembre, valuta Moody’s, e si manterrà allo stesso livello anche alla fine di quest’anno. Nel documento viene evocata anche la possibilità che il deficit fiscale registri un ribasso sotto il 5% del Pil nel 2011, in conformità con il target del Governo. D’altra parte, circa l’80% del settore bancario della Romania è controllato da banche straniere. Con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche, la Banca Nazionale rilasserà le condizioni di politica monetaria, intento sottolineato anche dalla recente riduzione dell’interesse chiave. La Banca Centrale ha abbassato l’interesse di politica monetaria dello 0,25%, al 5,75%, dopo che a novembre aveva operato una riduzione analoga.

Moody’s attribuisce alla Romania il rating Baa3, con prospettiva stabile, sostenuto dal livello relativamente ridotto del debito pubblico, l’accesso al finanziamento esterno e la prospettiva promettente di crescita economica a medio termine. Tutto ciò riesce a compensare i redditi bassi della popolazione rispetto ad altri paesi della regione, il grande deficit della bilancia tra risparmi e investimenti, le pressioni fiscali persistenti e gli scarsi risultati degli investimenti pubblici e delle compagnie statali.

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